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IL LAVORO UCCIDE

di Danila Elisa Morelli©

Il lavoro può stressare e rivelarsi talmente gravoso da minare la salute di un individuo, le sue prestazioni, il suo umore. A volte però le pressioni, l’ansia, le paure vissute sul luogo di lavoro possono condurre perfino alla morte. Casi di questo tipo sono rarissimi nel Mondo tranne che in un Paese dove il loro numero è tale da costringere persino i linguisti a coniare un termine apposta: in Giappone  la  "morte improvvisa da troppo lavoro" si dice karoshi. La sua incidenza è preoccupante: la BBC cita una stima comunicata dal Ministro della Sanità giapponese secondo la quale nel solo 2001 il karoshi avrebbe causato ben 143 vittime. Il dato è il più alto mai registrato dal 1987, anno in cui il fenomeno cominciò ad attirare l’attenzione di medici e studiosi.

Questo aumento giunge proprio ora che il Paese del Sol Levante attraversa una fase di recessione economica con conseguente innalzamento del livello di disoccupazione e riduzione degli orari di lavoro. I più accorti però sottolineano che lo stress causato da ritmi di lavoro snervanti e da iperattività non è correlato alla situazione contingente ma ha origini più profonde, radicate nello stesso modus vivendi nipponico.

Il problema principale riguarda gli orari di impiego: i giapponesi dedicano troppo tempo al lavoro. Negli anni Novanta la media sfiorava le 2124 ore l’anno, superando di ben 500 unità il monte ore tipico di Paesi come Francia e Germania. Questa cifra si sta abbassando (lo scorso anno, quello del record di karoshi, si aggirava sulle 1843) ma non è ancora sufficientemente adeguata ed il Ministro della Sanità vuole portarla al di sotto delle 1800 ore. 

Bisogna poi considerare che sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, che coincise con l’unica sconfitta mai patita, il Paese del Sol Levante ha promosso nei cittadini il desiderio di aumentare costantemente i propri guadagni, la volontà di partecipare concretamente alla ripresa dell’intera nazione, la percezione della ditta come una grande famiglia cui si deve fedeltà e impegno. Oggi questi valori sono ancora connaturati nei giapponesi ma non sono più compatibili con la nuova situazione socioeconomica. E così, secondo alcuni ricercatori, l’aumento di karoshi può essere correlato al fatto che le aziende hanno spiazzato gli impiegati ad esempio abbandonando criteri di valutazione rispettosi dell’anzianità di servizio in favore di una politica meritocratica.

Il Governo giapponese vuole correre ai ripari e per farlo ha deciso di studiare meglio il fenomeno ottenendo innanzitutto stime affidabili: i 143 casi dello scorso anno potrebbero infatti rivelarsi una sottostima perché è difficile individuare il karoshi (spesso si presenta sotto forma di infarto). Per far questo il Ministro della Sanità ha dichiarato che per le morti sospette si provvederà a ricostruire gli ultimi sei mesi di vita dell’individuo alla ricerca di segnali che possano accertare con certezza la reale causa di decesso.