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IL DOLORE? NON E’ UNISEX!

di Danila Elisa Morelli©

Immaginatevi la scena: lui, seduto sulla sedia del dentista, sta subendo l’estrazione di un dente. L’operazione è complessa ma il paziente non accenna una smorfia di dolore anzi, se potesse, sorriderebbe alla seducente infermiera che lo accudisce. Ora immaginate che il paziente sia una lei ed il dentista un uomo assai prestante. Ebbene, il bell’aspetto di quest’ultimo non varrà da ansiolitico: in caso di dolore, la donna si lamenterà, eccome.

L’uomo è più forte della donna? No. Semplicemente vuole mostrarsi tale e per farlo alza inconsciamente la sua soglia di dolore mettendo in pratica un comportamento socialmente appreso che gli impone di dimostrarsi coraggioso in presenza di estranei, soprattutto di individui appartenenti al gentil sesso.

Gli schemi comportamentali sono solo una delle variabili che influenzano la diversa percezione del dolore tra maschi e femmine: il dolore infatti non è unisex e, per quanto possa sembrare scontato, lo si sta scoprendo solo ora. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che negli USA, fino ad una decina di anni fa, i test sui farmaci venivano condotti quasi esclusivamente sugli uomini e solo dal 1993 una legge richiede il coinvolgimento delle donne. Coinvolgimento utile e necessario: si è scoperto infatti che molti farmaci eccellenti per i primi non servono a nulla per le seconde e viceversa. Qualche esempio? John Levine, neuroscienziato dell’Università della California, ha dimostrato che alcuni analgesici a base di morfina hanno effetto sul gentil sesso mentre aumentano la sofferenza nel sesso forte. Un altro studio ha invece rilevato che un antinfiammatorio, l’ibuprofene, è maggiormente indicato per gli uomini pur essendo l’ingrediente base di molti farmaci ad uso e consumo femminile.

>A determinare la diversa percezione del dolore sono soprattutto cause fisiologiche ed ormonali. Il ruolo svolto da questi ultimi è talmente rilevante da causare mutamenti addirittura nello stesso soggetto: una donna subisce un innalzamento della soglia del dolore quando agisce il progesterone ed un abbassamento quando gli estrogeni la fanno da padroni. Risultato: se incinta, soffre meno il male fisico, se in fase premestruale di più.

Attenzione però, tornando all’esempio iniziale la “tattica” giusta è quella femminile: chi infatti sopporta stoicamente il dolore rischia di chiedere aiuto quando ormai è troppo tardi... Secondo alcuni questa differenza di comportamento potrebbe addirittura spiegare la maggior longevità del sesso “debole”.