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FORESTE SEMPRE PIU' A RISCHIO

di Danila Elisa Morelli©

Il 40% delle foreste vergini potrebbe scomparire del tutto nell’arco di appena 20 anni: è questo l’allarmante risultato di una ricerca finanziata dal World Resources Institute di Washington. La notizia è riportata dalla BBC. La percentuale è indicata nero su bianco nel resoconto firmato da Dirk Bryant, fondatore e condirettore della Global Forest Watch.

La tragica situazione delle foreste vergini è nota a tutti: da tempo ormai personalità politiche, movimenti ambientalisti e star dello spettacolo (in particolare Sting che ha legato il suo nome alla battaglia condotta per la salvezza della foresta amazzonica) cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica in merito ai rischi che l’intero pianeta sta correndo.

Purtroppo però i dati ottenuti dall’equipe di ricercatori dimostrano che le drammatiche previsioni di qualche anno fa rappresentavano delle sottostime di una ben più preoccupante realtà. Il gruppo di studio americano ha esaminato le zone verdi di Nord America, Russia, Indonesia, Africa Centrale, Cile e Venezuela scoprendo che troppe foreste, ritenute erroneamente ancora intatte nel loro habitat, avevano invece subito nel corso di poco tempo forti pressioni da parte dell’uomo.

A minare l’esistenza di questi “polmoni verdi” non è l’inquinamento ma il disboscamento perpetrato per realizzare strade, per impiegare il legno e la cellulosa degli alberi nell’industria edile e manifatturiera, per poter costruire impianti di estrazione mineraria.

“Esaminando quelle foreste che credevamo ancora vaste e preservate – ha dichiarato Jonathan Lash, presidente del WRI - ci siamo resi conto che esse stanno sempre più velocemente divenendo un mito non corrispondente alla realtà”. Solo per citare un esempio, solo un quarto delle foreste russe risulta ancora intatto. I dati più preoccupanti riguardano l’Indonesia. Il Paese ha registrato un peggioramento esponenziale delle sue condizioni ambientali a causa del crescente impiego del legno nell’industria: la percentuale di terreno distrutto e disboscato è pari al doppio di quella che i ricercatori avevano ipotizzato appena un paio di anni fa.