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ECCESSO DI VELOCITA’

di Danila Elisa Morelli©

Gli automobilisti che guidano ascoltando musica veloce e ritmata hanno il doppio di probabilità di rimanere coinvolti in un incidente stradale rispetto a chi preferisce brani più lenti o il completo silenzio.

La notizia, riportata in esclusiva dalla rivista NewScientist, desta un certo scalpore: secondo recenti statistiche, infatti, l’automobile è uno dei luoghi in cui la gente preferisce ascoltare la radio, le audio-cassette o i cd e questa nuova scoperta è foriera di comprensibili preoccupazioni.

Certo, da tempo è stata dimostrata l’indubbia correlazione tra la musica trasmessa ed il comportamento di chi sta al volante: se però i precedenti studi avevano sottolineato il ruolo cruciale svolto dal volume, l’israeliano Warren Brodsky, ricercatore presso l’Università di Beer-Sheva, ha ritenuto che anche il tempo d’esecuzione potesse risultare tristemente significativo.

Per dimostrare la sua tesi, Brodsky ha messo alla prova 28 studenti: ognuno di essi, in possesso della patente da almeno sette anni, si è dovuto accomodare all’interno di un simulatore di guida ed affrontare il medesimo percorso virtuale tra le strade della città di Chicago. Ciascuno ha eseguito la prova sia in ambiente insonorizzato sia ascoltando diversi brani musicali il cui tempo poteva variare da 60 a 120 battute al minuto. Con l’aumentare della frequenza di battute, è stata registrata una crescente predisposizione del pilota al comportamento rischioso.

Le prime “vittime” sono stati i semafori rossi: tutti assolutamente rispettati in mancanza di musica, alcuni bellamente ignorati se la musica era, diciamo così, allegra. Inoltre, con l’aumento della velocità di esecuzione, si è verificato un preoccupante aumento di incidenti: il doppio rispetto a quello in cui rimanevano coinvolti gli automobilisti che guidavano con l’accompagnamento “soft”. Brodsky, ribadendo l’importanza dei risultati ottenuti, ha comunque voluto sottolineare che il comportamento registrato al simulatore può non rispecchiare quello su strada.

Interpellato a riguardo, Roger Vincent della “Britain’s Royal Society for the Prevention of Accidents” ha dichiarato la necessità di implementare studi di questo tipo: “Abbiamo veramente bisogno di un maggior numero di ricerche sugli effetti delle possibili distrazioni presenti nelle automobili”.