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CFS: GIORNATA INTERNAZIONALE

di Danila Elisa Morelli©

Si celebra oggi la Giornata Internazionale della Sindrome da Stanchezza Cronica, una patologia tanto seria e debilitante quanto poco facilmente diagnosticabile. Per saperne di più abbiamo intervistato il Professor Umberto Tirelli, fondatore nel 1991 dell’Associazione Italiana CFS (Chronic Fatigue Syndrome).

Quali scopi si prefigge la Giornata Internazionale?

Innanzitutto quello di informare i media e sensibilizzare l’opinione pubblica su questa patologia ancora così poco riconosciuta: l’80-90% delle persone affette dalla sindrome non sanno di esserlo e, per questo, non riescono a curarsi adeguatamente. In Italia si calcola esistano almeno 200mila casi di CFS.

Quando sono stati rilevati i primi casi?

Negli anni Ottanta, in America. Furono registrati nel Nevada dove, a seguito di una banale influenza, diverse persone rimasero a letto per mesi. Anche nello stato di New York vennero riscontrati episodi simili tra molti giovani in carriera: per questo motivo si parlò in un primo tempo di “Yuppy Syndrome” o “Yuppy Flu”.

Quando si è giunti ad una definizione della CFS?

Nel 1994: un gruppo internazionale di studio, di cui facevo parte, si riunì ad Atlanta e pubblicò sugli Annals of Internal Medicine una definizione nuova e più completa rispetto alla prima che risaliva al 1988. Nonostante il lasso di tempo trascorso da allora e le molte pubblicazioni in merito, si avverte ancora oggi nell’ambiente medico un preoccupante scetticismo in materia.

Gli esempi che citava prima potrebbero far pensare ad una causa virale della CFS...

Effettivamente, l’idea è che il sorgere della patologia possa essere correlato alla comparsa di affezioni virali. La stessa CFS è una sorta di influenza cronica: prevede gli stessi disturbi ma protratti, dilatati nel tempo. La stanchezza è solo uno dei sintomi e non è neanche il più invalidante: pensi alla scarsa capacità di concentrazione che affligge i pazienti e li costringe ad abbandonare le loro attività (studio, lavoro,…) sconvolgendone la vita. Ma la causa può essere anche chimica: la fantomatica Sindrome della Guerra nel Golfo consiste proprio in una sorta di CFS di cui soffrono i veterani i quali, per evitare le conseguenze di possibili attacchi batteriologici, furono “bombardati” da un mix di vaccini, alcuni sperimentali, in grado di stravolgerne il sistema immunitario.

Come mai le vittime sono soprattutto giovani?

Perché il loro sistema immunitario è più attivo e sensibile. La CFS non è una sindrome da immunodeficienza ma da immunodisregolazione: il sistema immunitario agisce maggiormente, rimane attivato come se fosse in presenza di un’azione virale perenne. C’è un’altra sindrome, la Cancer Related Fatigue, che è correlata alla CFS e colpisce gli individui guariti dal cancro: in essi l’organismo continua ad agire come se il male ci fosse ancora.

So che esiste un farmaco, l’Ampligen…

Sì, è un farmaco immuno-modulatore che potrebbe rivelarsi molto utile per la cura della CFS. E’ ancora sotto esame negli USA dove lo si sta vagliando anche per la terapia dell’HIV. Il responso definitivo verrà dalla Food & Drugs Administration.

Per info: CFS Associazione Italiana – via Pedemontana Occidentale 12 – 33081 Aviano (PD). Telefono: 0434/660277 (lunedì, mercoledì, venerdì 9-12). Su Internet: www.umbertotirelli.it

 

BOX: I SINTOMI

Oltre ad una fatica cronica persistente, devono essere presenti contemporaneamente almeno quattro dei seguenti sintomi: disturbi della memoria e della concentrazione, faringite, dolori delle ghiandole linfonodali cervicali ed ascellari, dolori muscolari e articolatori, cefalea, sonno non ristoratore, debolezza post esercizio fisico che perdura per almeno 24 ore. Tutti i disturbi devono perdurare per almeno sei mesi. Possono comparire anche depressione, irritabilità, febbre, disturbi della vista.