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L’ARCA DI NOE’

di Danila Elisa Morelli©

L’enorme imbarcazione salperà il primo giugno del 2003 con l’obiettivo di ripopolare una zona terrestre ormai deserta. Al suo interno saranno stipati oltre 200 elefanti e 150 animali selvaggi. La meta del viaggio sarà l’Angola, Paese africano bagnato dalle acque dell’Oceano Atlantico e circondato da Zaire, Zambia e Namibia.Qui si trovano i 37mila acri di area protetta che oggi ospitano circa ottanta animali di cui appena trentasei elefanti. Appena. Un tempo infatti questa stessa area era nota proprio per la numerosa colonia di pachidermi che la popolava. Una colonia vittima anch’essa della guerra civile che ha martoriato l’intero Paese per più di venti anni: tutti gli esemplari furono uccisi sia dalle truppe governative sia dai ribelli che, sebbene su fronti opposti, si dimostrarono ugualmente interessati a procacciarsi avorio e carne pregiata.

Anche i trentasei elefanti che ora scorazzano nel Parco Nazionale dell’Angola sono “stranieri” come quelli che li raggiungeranno nel 2003: vi furono portati due anni fa con un volo aereo. Certo, trasportarne 200 è un’altra storia: “E’ impossibile – ha dichiarato Wouter Van Hoven dell’Angola Kissama Foundation, coordinatore del progetto - e via terra è anche peggio: le strade qui sono orribili”.E così è venuta l’idea della nave e l’intera operazione è stata battezzata “Arca di Noè”.Gli animali affronteranno un viaggio difficile: alcuni partiranno dal Tuli Game Reserve del Botswana, altri dal Madikwe Game Reserve del Sud Africa. La nave che li ospiterà salperà dalla Walvis Bay, sulla costa della Namibia. Dopo tre giorni di viaggio, la SAS Outeniqua attraccherà al porto di Luanda in Angola. Da lì, gli esemplari saranno condotti con mezzi speciali e via terra fino al Parco Nazionale Quiçama, a circa settanta chilometri di distanza. Tanti sacrifici, un unico fine: “Abbiamo bisogno di ricostruire il Parco Nazionale in modo che esso sia in grado di attirare turisti e offrire nuove opportunità di lavoro”Se per l’Angola l’operazione è motivo di speranza, per il Botswana ed il Sud Africa questa rientra in un imponente programma di “rilocazione” degli elefanti. Entrambi i Paesi cercano infatti da alcuni anni di risolvere un problema diametralmente opposto: stanno addirittura sperimentando, insieme a India, Thailandia e Kenya, metodi contraccettivi specifici per elefanti.