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I pantaloni a vita bassa sfidano (anche) il freddo!

di Danila Elisa Morelli©

Nel rigido inverno 2006, contrassegnato da un gelo polare, l’ostinarsi a portare pantaloni a vita bassa rappresenta più che una tendenza un vero e proprio vizio.

Ne sono vittime i torinesi più giovani, con un’età compresa tra gli undici ed i diciannove anni, i cosiddetti teen-ager insomma.

Costoro, facilmente avvistabili nei giorni feriali davanti alle scuole medie, inferiori e superiori, ed in quelli festivi tra via Garibaldi e via Roma, si fanno beffe dei nuovi diktat della moda (che richiederebbero pantaloni più “capienti”) continuando imperterriti ad indossare jeans o capi destrutturati la cui caratteristica principale è quella di lasciare scoperta la zona vita.

Gli altri torinesi assistono, tra il divertito ed il basito, a scene come la seguente.

Ore 7.45, piazza Bernini: frotte di studenti raggiungono lo storico edificio della Pascoli e quello adiacente del Berti. I ragazzi camminano con fare noncurante, come si conviene a quell’età, ma vivono uno stress costante: sono perennemente occupati a tirarsi su i pantaloni che, non trattenuti dai fianchi, rischiano di cadere ad ogni passo (a qualcuno è già successo!). Le ragazze, dal canto loro, sembrano ignorare i -5°C che costringono gli altri esseri umani ad indossare pesanti maglioni e lunghi giacconi, e sfilano esponendo al gelo ed alle intemperie il giro vita completamente nudo.

La tendenza non è priva di conseguenze: i maschi rischiano solo il ridicolo, le femmine anche mal di pancia e lombalgia.