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SIGARI E DONNE.

di Danila Elisa Morelli©

Demi Moore ne va pazza. La top-model Linda Evangelista dichiara orgogliosa di non poterne fare a meno. L’attrice Ellen Barkin si fa fotografare mentre lo appoggia, provocante, fra le labbra. L’oggetto di tanta bramosia non è un gioiello né un succulento cibo esotico. È il sigaro.

Sembra questa infatti la nuova passione di molte donne fumatrici. Dimenticate le troppo scontate sigarette, pare che ultimamente le signore abbiano scelto di dedicarsi a piaceri più consistenti e meno consueti. Se fumare è un peccato mortale (in tutti i sensi), tanto vale goderselo fino in fondo: devono aver pensato così le fumatrici americane, ormai da tempo ghettizzate insieme con i loro colleghi uomini a causa delle imperanti manie salutiste di fine millennio. Relegate in ristorantini o in club privati, additate dall’opinione pubblica perché dedite al vizio più imperdonabile che esista, le fumatrici sembrano aver deciso che la sigaretta non valesse tanta pena; eccole quindi crogiolarsi nel lento rito del taglio e dell’accensione di un sigaro, aspirarne compiaciute l’aroma, godersene i rivoli di fumo. Proprio negli Stati Uniti si è avvertito negli ultimi tempi un accresciuto consumo di sigari e si è scoperto che gli acquirenti non erano signori snob o anziani cultori del fumo “pesante” ma donne di tutte le età e di ogni estrazione sociale.

“Dei sigari mi piace l’odore, il sapore, la gestualità. Mi aiutano a rilassarmi e da quando Nicole Kidman mi ha regalato un umidificatore da viaggio, me li porto anche sul set” ha affermato Demi Moore dopo essere apparsa, con sigaro in mano e aria di sfida, sulla copertina della rivista specializzata “Cigar”. Con lei hanno dichiarato di essere amanti del sigaro altre star di Hollywood. E insieme ai “soliti” uomini (Arnold Shwarzenegger, Harvey Keitel, Danny De Vito, Jack Nicholson, Robert De Niro), sono uscite allo scoperto attrici come Whoopy Goldberg e Sharon Stone.

Certo, dopo l’affaire Monica Lewinsky è nato un po’ di imbarazzo: se infatti in alcune città si è registrato un aumento delle vendite di sigari pari al 230%, molte fumatrici d.o.c. si sono dichiarate infastidite dalla “pubblicità” involontaria fatta al loro oggetto di piacere.

Il fenomeno delle donne col sigaro non ha però subìto eccessivi contraccolpi e non ha tardato ad estendersi anche in Europa dove recentemente sta divenendo una vera e propria moda. In Italia le donne fumatrici di sigaro sono ancora poche, ma il loro numero è decisamente cresciuto nel corso dell’ultimo anno: a Roma e a Milano i tabaccai ne testimoniano un aumento del 500%. E se in queste due città spesso è questione di moda, nella borghese Torino il sigaro è una scelta di gusto: infatti, milanesi e romane difficilmente abbandonerebbero il loro elegante “cigarillo”, magari aromatizzato alla vaniglia o all’anice (un vero must? I Pedroni Anisette), per provare il brivido di un tabacco più forte, mentre le torinesi non disdegnano il piacere di assaporare un vero Cubano, un celebre Toscano o un danese Apostolado.

Secondo i tabaccai, alcune fumatrici si sono interessate ai sigari all’epoca dell’ultimo rincaro sul prezzo delle sigarette. Ora, invece, molte sono spinte a provare un Davidoff o un Avana per essere à la page.

Che il binomio sigaro - donna sia una delle tendenze di questa fine secolo è indubbio. Ma è veramente una novità vedere una gentile signora aspirare l’aroma di un sigaro?

UN PO’ DI STORIA       Analizzando la storia di questo particolare oggetto sembrerebbe proprio di no. All’inizio del XVIII secolo, recatosi in Costa Rica, l’inglese John Cockburn osservava: “Questi gentiluomini ci hanno donato dei sigarri: si tratta di foglie di tabacco arrotolate in modo tale da servire sia come pipa che come tabacco. Ne sono appassionati sia gli uomini che le donne”.

E fu per una donna che venne introdotto il tipico anello che avvolge ogni sigaro che si rispetti. Pare infatti che il primo fosse realizzato per proteggere dalle antipatiche macchie di tabacco le regali dita di Caterina La Grande di Russia (1729-1796): all’epoca era in finissima seta, oggi è di ben più modesta fattura e serve soprattutto ad identificare la marca.

Grandi scrittrici come Gertrude Stein, Amy Lowell e Colette decantarono le virtù del sigaro. Ne fumava ben sette al giorno la trasgressiva George Sand (1804-1876) che ebbe a dichiarare: “Un sigaro attenua il dolore e riempie le ore di solitudine con un milione di immagini leggiadre”. E gli esempi, più o meno illustri, potrebbero continuare.

Ma torniamo ai giorni nostri: cosa deve fare chi, uomo o donna che sia, volesse avvicinarsi al profumato (o puzzolente, a seconda dei gusti) mondo del sigaro?

ISTRUZIONI PER L’USO        Il primo passo è trovare il proprio “compagno”. A questo riguardo Joel Sherman, figlio del leggendario mercante di sigari Nat, diceva: “Quando si tratta di scegliere un sigaro, c’è un solo esperto e siete voi”. Il nostro consiglio è di recarvi in una tabaccheria ben fornita: di solito quelle del centro offrono in media circa sette marche in più rispetto a quelle della periferia.

Una volta entrati, acquistate una selezione di sigari singoli, in modo da provarne un po’. La provenienza può offrirvi degli indizi sull’aroma: statunitensi e filippini sono abbastanza leggeri, onduregni e brasiliani speziati, nicaraguegni dolci, cubani e messicani variano moltissimo da tipo a tipo. Prestate attenzione anche alla cosiddetta fascia, il sottile strato esterno: più è di colore scuro, più forte sarà l’aroma. Infine badate alla taglia: tanto più il sigaro è spesso e lungo, tanto più il fumo sarà fresco. Infine ricordate che il tabacco è un prodotto naturale e deperibile. Per conservarlo in modo appropriato è necessaria una temperatura di circa 21 °C ed un’umidità del 70%: in vendita esistono umidificatori appositi.

È GIUNTO IL MOMENTO       Vi trovate con il prescelto in mano. Che fare? Innanzitutto dovete procedere al taglio della testa. Per praticare il taglio, che va fatto non oltre il mezzo centimetro dalla punta, esistono forbici apposite e ghigliottine. Queste ultime, più pratiche, si trovano in due versioni: a doppia lama, più costose e precise, e ad una sola. È importante che il taglio non incida la calotta, il pezzetto di fascia che chiude il sigaro. Per accendere sono consigliati fiammiferi in legno o accendini a gas. I cerini non durano abbastanza a lungo e gli accendini a benzina lo impregnano di kerosene.

Ora dovete ruotare il sigaro tenendo il piede, l’estremità aperta, inclinato sulla fiamma di 30-40° finché tutto l’orlo non è acceso. Quindi aspirate lentamente e soffiate una volta in modo da scacciare le impurità formatesi durante l’accensione. Non aspirate mai a fondo il fumo (è molto forte), ma tenetelo in bocca per poi soffiarlo. La cenere che si formerà sul piede protegge la brace e permette una combustione uniforme del tabacco: resistete alla tentazione di eliminarla.

Un ultimo consiglio: prima di procedere alla scelta, all’acquisto, al taglio, alla fumata, sappiate che una recente ricerca dell’Università della California ha dimostrato che il sigaro è nocivo tanto quanto la demonizzata sigaretta. Se non siete già fumatori o fumatrici, vi sembra il caso di diventarlo per una moda un po’ snob?

 

HANNO DETTO DI LUI.

Mark Twain, fumatore incallito (la sua media era circa tre sigari all’ora): “Se in Paradiso non si può fumare, allora non ci voglio andare”.

Rudyard Kipling, autore di una poesia sul sigaro: “Una donna è soltanto una donna, ma un buon sigaro è una fumata”.

George Burns, comico americano e gran fumatore di El Producto Queen: “Se avessi dato retta al mio medico e avessi smesso di fumare quando me l’ha detto lui, non avrei vissuto abbastanza per andare al suo funerale”.

 

...E KENNEDY NE ANDAVA PAZZO

John Beilenson, nel suo libro Sigari, elenca tra i più celebri fumatori diversi presidenti americani. Se Andrew Jackson era solito fumare in compagnia della moglie e Bill Clinton sui campi da golf, l’ultimo a farlo nello Studio Ovale fu John Fitzgerald Kennedy: si racconta addirittura che prima di dichiarare nel 1961 l’embargo sui prodotti cubani ordinasse al suo addetto stampa, Pierre Salinger, di fare incetta di tutti i Petit Corona H. Upmann che fosse riuscito a scovare. Prima che il documento fosse firmato, Salinger ne trovò 1100…